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“Un lavoro indecente della Procura”. Palermo, nuove intercettazioni

Si infittisce l’intreccio tra Sidoti e Giammarva. Fuga di notizie, “piccoli favori”, incarichi. E l’ombra di una nuova richiesta di fallimento per il club rosanero.

Lo spettro di una nuova istanza di fallimento torna a spaventare il Palermo calcio. Nell’edizione odierna del Giornale di Sicilia, Riccardo Arena svela nuove intercettazioni emerse dalle indagini della Procura di Caltanissetta sul rigetto della richiesta di fallimento del Palermo. Ne è protagonista Giuseppe Sidoti, giudice del Tribunale di Palermo, componente del collegio che tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 ha valutato (e poi rigettato) l’istanza dei pm palermitani.

L’inchiesta riguarda i rapporti tra il giudice Sidoti e l’ex presidente del Palermo Giovanni Giammarva: saranno ascoltati questa mattina dal Gip di Caltanissetta Antonia Leone. Per entrambi l’accusa è di concorso in corruzione, con l’obiettivo di salvare il Palermo dal fallimento, e di abuso d’ufficio per il giudice.
Sidoti e Giammarva hanno subito una misura cautelare interdittiva di un anno, stessa sospensione chiesta per il Gip Fabrizio Anfuso, che secondo l’accusa avrebbe partecipato alla fuga di notizie circa la richiesta d’arresto per il patron Zamparini. Anfuso è stato ascoltato nella giornata di ieri: il Gip Leone dovrà decidere se applicare la misura interdittiva anche nei suoi confronti.

Protagonisti delle indagini anche i fratelli Palazzolo, Vincenza e Francesco, entrambi avvocati.
Secondo l’accusa, il giudice Sidoti si sarebbe speso in prima persona per trovare un incarico ai Palazzolo.
Per Vincenza sarebbe stato pronto un posto nel comitato etico del Palermo. Giammarva, intercettato al telefono con Vincenza Palazzolo, dice: “…è stata fatta una cosa quasi su misura… infatti al dottore Sidoti glielo avevo comunicato, che avevo attivato questa cosa”. Per Francesco Palazzolo, Sidoti avrebbe fatto pressioni allo scopo di coinvolgerlo nel team legale del Palermo che ha seguito il caso Frosinone o nell’assistenza penale a Maurizio Zamparini.

L’accusa sostiene che, alla luce dei rapporti di “estrema confidenza” con l’ex presidente Giammarva, il giudice Sidoti avrebbe dovuto astenersi e dunque non prendere parte al collegio giudicante l’istanza di fallimento.
Soprattutto, afferma l’accusa, dopo il rigetto della richiesta, Sidoti non avrebbe dovuto chiedere a Giammarva una serie di piccoli favori, quali il pass per il posteggio allo stadio, i biglietti in tribuna d’onore per i Palazzolo, l’ingresso in aula bunker – in occasione della giornata in memoria delle vittime di Capaci – per la classe frequentata dal figlio. Si discuterà se siano o meno reati – scrive Riccardo Arena – ma che fossero errori su errori lo riconoscerà lo stesso Sidoti, che alla collega Raffaella Vacca dirà di non volere “finire nel tritacarne”.

Il 22 dicembre Sidoti, intercettato anche tramite microspie in Tribunale, in merito all’istanza di fallimento del Palermo dice ad alcuni colleghi: “Un lavoro indecente della Procura. Si misero nelle mani di questi consulenti, della Guardia di Finanza, che su queste cose ha sbroccato completo. Aspettiamo di vedere tutti gli atti, ma lì in udienza, proprio la sensazione di pochezza, di inadeguatezza… questi non sono i processi penali, che vai e te li discuti in dibattimento… la stessa consulenza sbaglia calcoli matematici”.

E qualche giorno dopo, a colloquio con il giudice Vacca: “Cercherò di fare l’impossibile per salvare la situazione, perché francamente non è solo il problema della catastrofe in sé, il problema è che non ci sono creditori che stanno bussando alla porta”Ora i pm – conclude Arena – sono tornati a valutare se ci siano o meno i presupposti per riproporre l’istanza. Quella che Sidoti definiva la catastrofe potrebbe ridiventare un’ipotesi concreta, una nuova spada di Damocle sul club, nei giorni del possibile closing.

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