Vecchio Palermo, cambia il capo di imputazione: l’accusa è bancarotta fraudolenta

Gli imputati rimasti ancora a processo dopo la morte di Maurizio Zamparini dovevano difendersi da falso in bilancio, false comunicazioni sociali agli organi di vigilanza e autoriciclaggio

Cambia il capo di imputazione nel processo per il fallimento del vecchio Palermo. A riportare la notizia è LiveSicilia che nell’articolo di Riccardo Lo Verso spiega che adesso viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta. Gli inziali capi d’imputazione erano falso in bilancio, false comunicazioni sociali agli organi di vigilanza e autoriciclaggio. Dopo la morte di Maurizio Zamparini sono rimasti sotto processo davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo il commercialista e presidente del Collegio sindacale Anastasio Morosi, la segretaria di Zamparini, Alessandra Bonometti, e uno dei sindaci della società, Enzo Caimi.

Attraverso una serie di operazioni, fra cui la celebre compravendita fittizia del marchio, avrebbero fatto comparire in bilancio un attivo di 11 milioni a fronte di un patrimonio reale negativo di 36 milioni di euro. Bonometti avrebbe messo la firma in qualità di procuratrice speciale nella doppia cessione del marchio a Mepal prima e ad Alyssa poi, due società riconducibili alla disponibilità di Zamparini. I sindaci non avrebbero obiettato nulla. Agli atti ci sono delle intercettazioni in cui Zamparini sottolineava qualcosa di molto vicino a un li pago io e certificano quello che dico io.

 

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