E se Mignani avesse trovato la formula giusta? Certo, non basta una vittoria – seppur convincente – ma la sensazione è che molti tasselli, nelle ultime due settimane, siano andati al posto giusto, senza voler togliere nulla a chi è rimasto o rimarrà fuori. Diakitè esterno destro è quello che salta maggiormente all’occhio. Ma non solo: Ranocchia regista basso, Brunori trequartista. E il portafortuna Desplanches al posto di Pigliacelli che ricorda tanto l’inserimento di Massolo nei playoff di C vinti da Baldini.
Ma a parte le questioni di ordine scaramantico, che nel calcio contano almeno quanto uno schema ben eseguito su palla inattiva, non c’è dubbio che il Palermo 2.0 varato dal tecnico genovese abbia cominciato a girare nel verso giusto. Diakitè (3 gol in 2 partite) sembra a suo agio nella posizione di tuttofascia, perché ha modo di inserirsi e sfruttare le sue leve lunghe e la sua fisicità. Ricorda un po’ Rispoli…
In mezzo Ranocchia detta i tempi come un veterano. Nulla a che vedere con Gomes: il giovane francese è preziosissimo nel recuperare palloni e fare schermo (come si è visto anche nel secondo tempo contro la Samp) ma per se prendiamo come unità di misura la qualità, non c’è paragone tra i due. E poi, l’invenzione di Brunori trequartista spostato sul centro sinistra. Contro la Samp, tutte le azioni pericolose sono nate dai suoi piedi, tutte. E avrebbe meritato anche il gol, nel secondo tempo, quando con una magia ha fatto fuori i centrali avversari prima di farsi ipnotizzare da Stankovic che ha evitato il 3-0.
3-4-2-1, dunque, la formula giusta. L’incognita è il tempo: troppo poco per recuperare le energie necessarie. Ma l’entusiasmo è una pila potente e il Palermo, in due settimane, ha saputo ricompattare l’ambiente con la squadra e il club. Crederci, adesso, è un dovere.



Con questa vittoria sono finiti tutti i malanni? Speriamo stiamo a vedere.