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“Dove sono finiti quei soldi?”. Palermo, sparito il fondo di garanzia per Alyssa

“La società ha ritenuto che siano venute meno le motivazioni che avevano determinato” lo stanziamento di 5 milioni come assicurazione sul credito verso la SA lussemburghese.

“I cinque milioni del fondo creato ad hoc per Alyssa non ci sono più”. Emblematica la prima frase dell’articolo a firma Benedetto Giardina, oggi in edicola sul Giornale di Sicilia, che riporta dettagli poco rassicuranti sulla vicenda Mepal-Alyssa. Sul bilancio del Palermo al 30 giugno 2018, infatti, quei danari riservati a garanzia del rientro del credito verso la società lussemburghese sono stati destinati ad altro uso. Alyssa ha inoltre saltato una rata del pagamento dei 22,8 milioni dovuti al Palermo per l’acquisizione di Mepal (Merchandising Palermo), che detiene il marchio rosanero. “Contrariamente a quanto esposto nella situazione economica e finanziaria al 31/05/2018 – si legge nel bilancio firmato lo scorso 26 ottobre – nella quale era stato prudenzialmente accantonato l’importo di 5 milioni di euro a rettifica di detto credito, in sede di stesura del bilancio al 30/06/2018 la società ha ritenuto che siano venute meno le motivazioni che avevano determinato tale scelta”.

“Palermo e Alyssa fanno riferimento entrambe a Zamparini” – si legge sul Giornale di Sicilia. Il 15 ottobre l’ex patron rosanero ha inviato al Collegio Sindacale una nota nella quale si ribadiva che “Alyssa avrebbe onorato i pagamenti pattuiti fornendo concreti elementi di conferma”. Adesso il fondo di garanzia non c’è più e la domanda che emerge nell’immediato è: dove sono finiti questi soldi? “Probabilmente a coprire una perdita di 10 milioni – si legge – che avrebbe ridotto il capitale sociale di oltre un terzo, costringendo la società a ricapitalizzare e Maurizio Zamparini a metter mano al portafogli”. Scenario già dichiarato dai revisori dei conti, secondo i quali sarebbero indispensabili nel breve periodo nuovi interventi di sostegno da parte dell’attuale azionista di riferimento. “Se gli inglesi non si sbrigano – conclude Giardina -, la faccenda rischia di diventare molto seria in tempi brevi”.

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