Tre finali e una coppa mai alzata: il Palermo e la Coppa Italia

Ci sono trofei che una tifoseria rincorre più di altri, e per il Palermo la Coppa Italia è esattamente questo. Tre finali in quasi quarant’anni, tre sconfitte, ciascuna con una storia diversa e un finale amaro. Ripercorrerle non vuol dire riaprire vecchie ferite, ma ricordare quante volte i rosanero siano arrivati a un passo dalla gloria, spesso partendo da sfavoriti.

Nella stagione 1973-74 il Palermo è appena retrocesso in Serie B, eppure in Coppa Italia la squadra di Corrado Viciani compie un cammino straordinario. Nel girone di semifinale si trova contro Juventus, Lazio e Cesena, un raggruppamento che sembra non lasciare speranze, e invece ne esce prima, con le vittorie casalinghe su Cesena e Lazio a spianare la strada verso la finale.

Il 23 maggio 1974, all’Olimpico, l’avversario è il Bologna di Bulgarelli e Savoldi. Il Palermo gioca meglio, passa alla mezz’ora con un colpo di testa di Magistrelli e per tutta la partita sfiora il raddoppio. Allo scadere arriva il rigore del pareggio, trasformato da Savoldi, che porta la sfida ai supplementari e poi ai tiri dal dischetto. È lì che matura l’episodio più discusso: Bulgarelli sbaglia il primo rigore, ma l’arbitro Gonella lo fa ripetere ritenendo che il portiere Girardi si sia mosso in anticipo. Il Bologna vince 4-3 dal dischetto e la direzione di gara finisce al centro delle polemiche nei giorni successivi.

Napoli 1979: la beffa del San Paolo

Cinque anni dopo il Palermo è ancora in Serie B e ancora in finale, dopo aver eliminato Napoli e Lazio. Il 20 giugno 1979, al San Paolo, davanti a circa quarantamila spettatori, c’è la Juventus di Trapattoni. Tutti la considerano una partita dall’esito scontato, ma dopo circa un minuto Vito Chimenti approfitta di un’incertezza difensiva e porta in vantaggio i rosanero.

In un’epoca in cui basta una pagina di calcio scommesse NetBet per vedere quanto poco venga quotata una squadra cadetta contro una big, quella finale resta un promemoria di quanto il campo possa smentire le previsioni. Il Palermo difende il vantaggio per oltre ottanta minuti, anche dopo aver perso lo stesso Chimenti per infortunio a inizio ripresa. La Juventus resta in dieci per l’infortunio di Bettega a cambi esauriti, ma all’83′ Sergio Brio trova il pareggio. Nei supplementari, a pochi minuti dalla fine, Causio firma il 2-1 che consegna la coppa ai bianconeri.

Roma 2011: la città che invase l’Olimpico

La terza finale arriva in un Palermo completamente diverso, quello dell’era Zamparini, stabilmente in Serie A e con una rosa di talento. In panchina c’è Delio Rossi, in campo giocatori come Sirigu, Pastore, Ilicic, Nocerino e Miccoli. In semifinale cade il Milan, e il 29 maggio 2011, all’Olimpico, l’ultimo ostacolo è l’Inter di Leonardo.

Quel giorno Roma si tinge di rosanero: circa quarantamila tifosi arrivano dalla Sicilia con ogni mezzo e si danno appuntamento in piazza di Spagna, in una delle invasioni pacifiche più belle che il calcio italiano ricordi. La finale cade nell’anno del centocinquantesimo Anniversario dell’Unità d’Italia, con una squadra del Nord e una del Sud a contendersi la coppa nella capitale.

In campo, però, l’Inter è più cinica. Eto’o segna alla mezz’ora e raddoppia nella ripresa, mentre il Palermo crea molto senza concretizzare. A due minuti dalla fine Muñoz accorcia di testa su corner di Miccoli e riaccende la speranza, ma nel finale nervoso vengono espulsi prima Delio Rossi e poi lo stesso Muñoz. In pieno recupero Milito chiude sul 3-1. Rossi, in lacrime a fine partita, rivendicherà con orgoglio il seguito che la squadra si era portata dietro.

Un conto ancora aperto

Tre finali, tre epoche, tre modi diversi di perdere: l’arbitraggio contestato del 1974, la beffa nei minuti finali del 1979, il cinismo di una grande nel 2011. C’è anche una coincidenza che i tifosi conoscono bene: il 29 maggio è la stessa data in cui, nel 2004, il Palermo aveva festeggiato il ritorno in Serie A dopo oltre trent’anni.

Redazione

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