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Di Gaudio: “Tifavo Cappioli e La Grotteria, ma ora voglio andare in A col Verona”

L’attaccante palermitano degli scaligeri racconta il suo amore-odio per i colori rosanero: illuso e poi scaricaricato, si è costruito una carriera di tutto rispetto lontano da Palermo

L’anno scorso ha vinto la sua personalissima sfida contro il “suo” Palermo. Col Parma, è stato Antonino Di Gaudio a festeggiare la promozione in A. Ai rosanero è rimasta l’amarezza di una finale play-off persa tra mille polemiche e diversi torti subiti. Oggi Di Gaudio ci riprova col Verona: “Sono nato a Borgonuovo – ha raccontato a La Gazzetta dello Sport, l’esterno offensivo gialloblu -, in mezzo a 4 quartieri, in una periferia non tanto bella. Lì mi conoscono tutti”. La prima squadra il Ribolla di Schillaci: “Mister Zammitti, oggi al Palermo, è stato il padre che non ho mai avuto. Giocavo per strada, mi ha visto ed è stato una guida per me. Ha scoperto tanti talenti, è un fenomeno”.

Ma il Palermo non ha mai puntato su Di Gaudio: “Giocavo poco, non ho mai capito i motivi, mi davano spiegazioni strane. Poi, prima di andare in ritiro con la Primavera, mi hanno detto che era meglio se smettevo. Avevo 17 anni, mi hanno ammazzato, ho pianto come quando è morta mia nonna. Mi avavano voluto a tutti i costi. Incredibile”. Che Di Gaudio ci sia rimasto male è comprensibile, anche perché era tifoso del Palermo, come sottolinea: “Scavalcavo al Barbera con mio fratello, eravamo matti. Tifavo per Cappioli e La Grotteria. Ma dopo essere stato scartato, basta. E’ la mia città, ci abitano i miei cari, ma quando ci gioco contro…”

 

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