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Palermo, Caramanno e i ragazzi dell’87: “Fate come noi”

La Gazzetta dello Sport oggi in edicola ha dedicato un servizio ai racconti di chi è ripartito in rosanero dopo la radiazione. Un ricordo di come quella società cancellata oggi può e deve ripartire

Consigli, semplici sfoghi e ricordi di chi nel 1987 fece ripartire il Palermo che oggi è scomparso e che si appresta a rilanciare la sua ennesima rifondazione rosanero. A raccoglierli la Gazzetta dello Sport in un articolo che ha fatto parlare la spina dorsale di quella squadra. Il capitano di quel Palermo era Giorgio Carrera: “Gli ultimi mesi mi hanno disgustato, mi è sembrata una barzelletta. Serve un’epurazione totale di certi personaggi. Non c’è bisogno che il nuovo proprietario sia per forza palermitano, basta che sia un imprenditore serio. Semmai ci vuole una buona dose di palermitani in squadra, come avevamo noi, e servirà lottare. Il fatto di chiamarsi Palermo non vorrà dire automaticamente vittoria“.

Attaccante di quel Palermo era Santino Nuccio: “Mi auguro che ci siano palermitani nella dirigenza e nello staff tecnico, è fondamentale per lo spogliatoio. Poi, serve un grande allenatore, come per noi è stato Caramanno, un precursore sotto certi aspetti e a livello mentale ci vorrà umiltà perché tutte le squadre aspetteranno il Palermo per fargli la festa. Per quanto riguarda la società bastache ci sia gente seria perché, se c’è la volontà di investire, prendere il Palermo è un affare”. L’ex regista, oggi allenatore, Mimmo Di Carlo: “Ricordo il presidente Lagumina che fu bravo nel prendere un tecnico vincente come Caramanno. Da lì si è costruita una squadra pronta per risalire subito con gente di categoria superiore, quello che servirà anche al Palermo di oggi. Ci vorrà gente esperta che conosce la D, ma pure gente navigata in C. Tutto questo con la regia di imprenditori seri che non abbiano altri fini“.

Pino Caramanno fa partire i suoi ricordi proprio dal ritiro precampionato, dove iniziano tutte le stagioni delle squadre di calcio. “L’organico era ex novo e c’era bisogno di compattare il gruppo. Durante tutto il ritiro, la preparazione cominciava con un’ora di tattica estrategia alle 6,30. In tutto 28 ore per formare quella squadra che poi è anche riuscita a giocare alla pari con l’Atletico Mineiro e a vincere4-0 con l’Ajax. Le idee devono stare al primo posto per combattere contro chi ha più soldi e a Palermo sarà fondamentale l’azionariato popolare come a Barcellona perché qui il mecenate non spunta“.

Antonio Manicone: “Caramanno era un tecnico di grande levatura tecnica e morale che insegnava calcio. Al nuovo Palermo auguro di avere gente di qualità e palermitani che trasmettano senso di appartenenza”. Pietro De Sensi: “Solo la squadra era da C2, poi tutto l’ambiente era da A. So che è terribile ripartire dalla D, ma spero che si affacci una società solida che costruisca subito una squadra per salire in Serie C“. Giampiero Pocetta: “Guai a essere superficiali, bisognerà programmare bene, senza pensare che le cose possano filare lisce facilmente. Il resto può farlo il calore di Palermo, come è successo 32 anni fa: è una città importante con potenziale immenso”. Angelo Conticelli: “La nuova proprietà punti su un forte settore giovanile, la provincia di Palermo sforna tanti giovani interessanti. Mi auguro che Orlando dia il Palermo a gente importante con un progetto durevole”.

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