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Palermo, Sagramola: “Serve un Barbera più piccolo e vivo sette giorni su sette”

L’amministratore delegato rosanero parla del momento del club e svela i programmi futuri su squadra, società e stadio. E non perde occasione per raccontare il suo rapporto con Zamparini

“Voleva sempre il massimo, più per uno stimolo suo che per richieste della città. Lui si fidava di quel che facevamo noi dirigenti. Quindi per me lavorare con lui era più semplice. Invece l’allenatore era sempre sotto osservazione, perché per lui il risultato era tutto”. Così l’amministratore delegato del Palermo Rinaldo Sagramola ha ricordato il suo rapporto con Maurizio Zamparini ai microfoni di Tuttomercatoweb nello speciale che è stato preparato per celebrare la rinascita del club rosanero.

“Zamparini pensava che gli fosse tutto dovuto – dice Sagramola – Non ha mai fatto tanto per coltivare il rapporto, si è preoccupato solo del risultato. Pensava fosse tutto. Lo faceva più per se stesso, mandava il cuore oltre l’ostacolo, senza fare i conti. Gli anni sono stati straordinari, anche per merito suo. Ha comprato una sfilza di giocatori importantissimi. La retrocessione? Ok il paracadute, ma attutisce la caduta, non è che non cadi. La prima volta non c’era il maxi paracadute e ti facevi male. Dovevi risalire. E poi si è circondato di persone senza mai dare la fiducia a uno solo. C’era confusione anche con i piccoli problemi. Dispiace molto sia finita così, per la piazza ma anche per lui”.

Poi il ritorno a Palermo di Sagramola coinciso con il rilancio del nuovo club rosanero. “Sono stato coinvolto sin da subito – dice l’ad – da Mirri, attuale azionista, che già a febbraio aveva tentato di salvare il club. Inizialmente versando gli stipendi di novembre-dicembre, per evitare la penalizzazione, poi per rilevare il club. C’è un’antica conoscenza, con Dario, mi chiamò ai tempi e mi chiese se potessi accompagnarlo in questo approccio. Poi le cose andarono come tutti sanno, il club venne ceduto a Tuttolomondo, in quel momento pensavamo di fare una squadra sull’onda della Lodigiani, mia precedente esperienza, con un bel settore giovanile. Così, per divertirci. La mancata iscrizione del club, a giugno, ha cambiato tutto. Era giusto mettersi in discussione come soggetto, indicato poi dal Comune, per ricominciare. Per presentare la continuità storica del calcio cittadino. Poi è arrivato Di Piazza, italoamericano molto attento alle vicende palermitane. Lui ha mantenuto l’affetto della regione di provenienza, è appassionato di sport. C’è stata intesa tra lui e Mirri sul modus operandi. È una vicenda che ho seguito dal primo giorno, mettendo giù programmi poi premiati. C’erano altre cordate che si sono proposte, ma non le conosco. Quella dell’assegnazione è stata la prima partita vinta“.

Per costruire il nuvo club si è partiti da zero. “Lo ripeto, da zero – sottolinea Sagramola – Ma è stato molto stimolante. Il motore di un’azienda calcistica è la società, la squadra rappresenta le ruote. Cito personaggi più famosi di me. Qui abbiamo ricostruito il settore giovanile, selezionando giocatori tra 1200 ragazzi. Abbiamo cinque squadre, non era facile dopo il fallimento, visto che tutti erano andati per i fatti loro. Merito della mia squadra. Castagnini, Rinaudo, Argento. In quindici giorni abbiamo messo in piedi una squadra competitiva, pur strabica: con un occhio all’oggi ma già competitiva per la Serie D. Qui siamo obbligati a vincere, abbiamo tutto da perdere. Perché se perdi sei un fesso. Con Renzo c’è un rapporto di amicizia e professionalità che ci lega, ci siamo rimessi tutti in gioco. C’è la consapevolezza di avere un nucleo forte per costruire una rosa competitiva anche in C. Ma dobbiamo risalire almeno in B. Almeno, per poi organizzarsi per la A. A Parma sono stati molto bravi, ma anche fortunati. Lo spareggio con il Pordenone, sì, ma anche la promozione in A. Il Frosinone che pareggia, il Palermo che frena nel momento peggiore. Speriamo di essere altrettanto bravi e fortunati. Quello di D è un campionato difficile, ma è molto più complicato quello di Lega Pro. Qui ne sale una su diciotto. In Lega Pro sono 4 su 60 e c’è gente che spende molto. I playoff sono una lotteria”.

In Serie C ci sono squadre che rischiano di rimanere impantanate. E programmare un campionato da vincere non è semplice. “È anche più difficile, ci sono città importanti – conferma SagramolaBari, Catania, Reggina, Catanzaro. Una di queste andrà in B, ma sono bacini di alto livello. In D ci sono impianti al limite della regolarità, le differenze tecniche possono annullarsi. L’aggressività e l’entusiasmo di chi gioca contro di noi, poi, fanno da padroni. Spesso chi vince la Lega Pro, invece, fa il doppio salto, come Spal o Frosinone, lo stesso Parma. Vai con una struttura già importante. Se dovessimo fare come loro sarà motivo di vanto”.

Fra i progetti imprenditoriali del nuovo Palermo c’è lo stadio. “Il Barbera è da ristrutturare – dice Sagramola – il terzo anello è provvisorio, fu aggiunto nel 1990, è ancora lì. La nostra idea è quello di ridimensionare. Prima o andavi allo stadio oppure leggevi la partita sul giornale. Adesso è diverso, puoi guardare le gare da casa con pizza e con gli amici. È successa la stessa cosa ai cinema negli anni ottanta. Allo stadio vivi il plus del colore, ma chi la segue in tv la vede meglio, ha il replay, gli spogliatoi. Secondo me la capienza giusta è di circa 25 mila. In A riempiresti lo stadio qualche partita, ma alla fine lo spettacolo è anche avere l’impianto pieno. Senza contare che uno stadio sempre e comunque tutto esaurito ti porta altri benefici. C’è chi rinnova la tessera perché ha paura di non avere il posto. Lo stadio, in Italia, deve essere al centro della città. Chi non abita nei pressi difficilmente ci capita se non nel matchday. Noi vogliamo un centro polifunzionale, che si viva anche in settimana. E che magari possa ospitare qualche concerto. Ora non possiamo, le porte sono troppo piccole e i camion non ci passano. Poi c’è un altro aspetto: qui la gente, di domenica, va a Mondello a mangiare, arriva sul filo di lana alla partita e poi scappa“.

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