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Palermo, i retroscena di Gerolin: “Avevo preso Simeone, ma non c’erano capitali”

L’ex direttore sportivo della società rosanero ai tempi del vecchio club racconta alcuni episodi del suo rapporto con Zamparini e dei retroscena del suo lavoro all’ombra di Monte Pellegrino

“Sicuramente Zamparini è andato un po’ oltre le sue effettive capacità economiche, soprattutto in questi ultimi anni in cui doveva cercare di adottare una politica diversa, sia sul piano comunicativo che strategico, puntando suoi giovani, come l’Udinese, il Chievo o l’Atalanta. L’ex presidente rosanero è un tipo vulcanico, sempre capace di aprire il portafoglio ed evidentemente è andato un po’ oltre. Negli anni è stato consigliato male dai suoi amministratori o magari non ha voluto ascoltare i loro consigli”. Così l’ex direttore sportivo del Palermo Manuel Gerolin parla del modo in cui è finito il suo vecchio Palermo.

“Quando una squadra fallisce vuol dire che vai oltre le tue reali potenzialità – dice – Probabilmente, in termini di gestione,  il Palermo è andato oltre le sue possibilità ed è successo questo. Ci sono squadre minori a livello di forza economica che si sono sostenute con le idee, ottenendo risultati brillanti evidenti: penso a Empoli e Chievo, club che hanno fatto tanti anni in Serie A con qualche parentesi in Serie B. La Serie D non è assolutamente una categoria consona per il Palermo, una città che merita la Serie A, ma deve essere sostenuta da imprenditori seri e determinati ad investire, gente che metta i soldi. Zamparini in un momento di grande difficoltà, è praticamente rimasto solo”.

Fra i retroscena di Gerolin, tanti sono quelli che riguardano il mercato. “Con Iachini c’è stato qualche attrito – racconta Gerolin – specie sulla strategia da adottare nella costruzione della squadra perché Beppe non capiva che non c’erano risorse. Da allenatore voleva e auspicava a livello di organico qualcosa in più, dei giocatori più forti però realmente non c’erano le risorse necessarie. Un altro allenatore che ha fatto bene e che alla fine ha salvato il Palermo è stato Ballardini, arrivato in un momento difficile. Eravamo ultimi, ma ci siamo uniti fino alla fine, mi ricordo ogni venerdì a pranzo tutti insieme con lo staff a Isola delle Femmine e cercavamo di fare gruppo. Eravamo in una situazione difficile, siamo riusciti ad uscirne fuori e a centrare una salvezza che era quasi insperata, restare in Serie A è stata un’impresa molto importante e una grande soddisfazione. Le cessioni? Avevamo bisogno di mettere a posto il bilancio e vendemmo tre giocatori: Dybala, Vazquez e Belotti, non era facile sostituire tre calciatori del genere”.

E infatti il Palermo non ci riuscì. “Trajkovski? Non ha mai tirato fuori grinta e determinazione – racconta Gerolin – Lo avevo preso in Belgio per pochi soldi, quasi un milione. Aveva grandi qualità, tecnicamente era bravo ma a volte  provi ad investire sul talento di un calciatore sperando che esploda ed è un peccato se non riesce a concretizzarlo ed a compiere il salto di qualità. Un altro arrivato a Palermo durante la mia gestione è Cristante, oggi è andato in Nazionale e gioca con la maglia della Roma, ha fatto un gran campionato con l’Atalanta, lo avevamo preso in prestito dal Benfica e c’erano anche lì grandi perplessità. In quella annata non trovò grande spazio, sei mesi erano pochi e magari doveva continuare ad insistere e pazientare almeno un’altra stagione. Mi aspettavo molto da Balogh, aveva buone qualità e una grande corsa, ma era molto immaturo e non ha avuto nessuna crescita nel tempo, capita di prendere questi talenti acerbi che purtroppo non fanno il salto di categoria. È arrivato molto giovane, aveva 17 anni ed era già un nazionale ungherese. Posavec è stata una scommessa. Il portiere è un ruolo troppo importante, lui è stato mandato in campo troppo presto senza dargli possibilità di maturare. Ha sbagliato l’allenatore dell’epoca, quando inizi a commettere errori da estremo difensore ti metti delle etichette pesanti addosso”.

Gerolin svela poi un retroscena di mercato. “Quando ero al Palermo – rivela – avevo già definito per l’acquisto di Giovanni Simeone e Dabour che fino a poco tempo fa giocava in Liga e adesso milita nell’Hoffenheim, ma non c’erano i capitali per chiudere operazioni di quell’entità e si cercava di puntare su giocatori arrivabili. Ho preso Gilardino perché arrivava di fatto a parametro zero con un ingaggio importante con l’obiettivo di salvarci. Per alzare l’asticella  si doveva lavorare con un po’ più di soldi”.

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