Giovanni Schillaci, fratello di Totò, il campione morto ieri a Palermo, alla camera ardente allestita allo stadio “Barbera”, ha dichiarato: “Totò è il fratello di tutti, lascia la sua umiltà. Perché con chiunque tu parli, Totò è un uomo generoso e umile. Se ci aspettavamo tutta questa gente? Io speravo di sì, perché se ne doveva andare così.
Totò è un grande, e non perché è mio fratello. Sta avendo quello che meritava, nella disgrazia. Siamo addolorati noi e vedere persone che non conosco e che scendono le scale piangendo è un orgoglio.
Nella disgrazia sono felice per questo. Se ne è andato troppo presto. Fino alla fine ha detto ai bambini “non bisogna mollare mai, bisogna credere nei propri sogni”. E lui è una realtà, chiunque può avere ciò che ha avuto lui.
Il desiderio di Totò? Aveva voglia di vivere”.
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Se per giocare a calcio fosse stato necessario solo calciare e segnare a ripetizione con tutti e due i piedi, saltare di testa sopra quelli molto più alti, essere rapido, resistente e resiliente, avrebbe avuto molto più di quello che ha avuto. Se per restare nel mondo del calcio fosse stato necessario solo capirne, essere onesto, fare l’interesse della squadra e del calciatore, avrebbe fatto il Ds o il procuratore. Se anziché fare il picciotto aiutante gommista fosse stato “studiato” e avesse saputo parrare un poco acculturato..avrebbe fatto il commentatore o l’opinionista. Siccome è rimasto quello che era, perché solo… Leggi il resto »