Carlo Osti, DS del Palermo da gennaio 2025, ha costruito la propria carriera interamente nel calcio, prima come giocatore in club come Udinese, Atalanta, Juventus, Avellino e Piacenza, poi come dirigente.
In una lunga intervista a la Repubblica, ha ripercorso i momenti più rilevanti del suo percorso professionale, mettendo a confronto lāesperienza maturata in campo con la visione sviluppata nel ruolo dirigenziale, evidenziando le differenze tra il calcio di una volta e quello attuale.
“Ero un buon difensore di provincia. Il meglio lāho espresso a Udine e a Bergamo. Lāesperienza alla Juventus ĆØ stata straordinaria, perchĆ© mi ha permesso di conoscere grandi calciatori e dirigenti come Giampiero Boniperti e Pietro Giuliano. A Torino ho conosciuto anche la famiglia Agnelli, un mondo bellissimo e molto formativo. Anni che mi hanno trasmesso valori che ho mantenuto e cercato di trasmettere“.
Sul suo percorso da calciatore: “Calcisticamente non penso di essere stato da Juve. Probabilmente sono stato uno dei pochi errori di Boniperti (ride, ndr), tipo sostituire Platini con Magrin. Ero sƬ titolare dellāUnder 21, ma tecnicamente facevo fatica a stare al livello di Gentile, Cabrini e Scirea. La mia formazione ĆØ stata dilettantistica, al Conegliano, e questo lāho pagato in Serie A. Ho cercato di migliorare e in parte ci sono riuscito, ma le mie qualitĆ erano altre: concentrazione, velocitĆ , forza fisica, attenzione“.
La marcatura su Maradona: “Maradona ĆØ stato il giocatore contro cui ho fatto le prestazioni migliori, perchĆ© non avevo nulla da perdere. Era il più forte al mondo. GiĆ dal lunedƬ pensavo a lui, arrivavo carico alla domenica, lo sognavo la notte. Erano partite difficili da sbagliare: non potevi marcarlo, potevi solo limitarlo. Ai miei tempi cāera più libertĆ , niente VAR, e si potevano usare di più certi trucchi come trattenere la maglia o essere più fisici. Oggi tutto questo non esiste più“.
Le differenza con il calcio di un tempo: “MiĀ ĆØ piaciuto molto, era più romantico e appassionava di più la gente. Prima cāera un legame più forte tra tifosi e giocatori, mentre oggi cambiano spesso squadra e questo rende più difficile creare identificazione. Il calcio ĆØ cambiato in tutto, anche nel contesto: ĆØ più spettacolo, più rappresentazione. Un tempo si andava allo stadio anche solo per il piacere di vedere una partita, oggi accade molto meno. Era un calcio più diretto, più genuino“.
La transizione da calciatore a dirigente: “Volevo rimanere nel calcio, ma non ho mai pensato di fare lāallenatore, perchĆ© ĆØ un mestiere con pochi sbocchi rispetto a quanti lo vogliono fare. Mi ero orientato verso il ruolo di DS o procuratore. Nel 1991, quando ho smesso, a Coverciano ĆØ stato organizzato un corso per DS dopo 15 anni che non lo facevano e mi sono iscritto: cāerano Angelozzi, Oriali, Sartori. Da lƬ ĆØ iniziato tutto“.
Sul Palermo: “Una cittĆ straordinaria, le mie figlie la amano. La conoscevo da turista, ma viverla ĆØ del tutto diverso. Ti rendi conto dell’amore incredibile che la gente nutre per il Palermo, lo percepisci ovunque. Questo rapporto ti coinvolge inevitabilmente, ti fa venire voglia di dare qualcosa in più. Mi piace pensare a un ritorno del Palermo in Serie A e cosa sarebbe questa piazza con l’amore e l’attaccamento dei tifosi alla squadra come quello che sanno dare i tifosi rosanero“.
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