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Camaleonte Palermo, la squadra di Pergolizzi sa cambiare pelle in corso d’opera

I rosanero contro l’Fc Messina hanno alternato cinque sistemi di gioco in novanta minuti senza accusare contraccolpi. Accardi e Silipo hanno interpretato tre ruoli nella stessa partita. Duttilità è dire poco

Come un camaleonte. Così il Palermo contro il Messina ha impostato la sua partita mostrando capacità di metamorfosi inedite, almeno in modo così massiccio, dall’inizio della stagione. A parte il derby vinto domenica grazie alla doppietta di Sforzini, in altre occasioni la squadra di Rosario Pergolizzi aveva cambiato pelle nel corso della stessa partita, ma mai come ha fatto contro i giallorossi. Sono stati cinque, infatti, i sistemi di gioco adottati dal Palermo nel corso dei novanta minuti giocati contro il Messina. E per ogni mutamento di pelle i giocatori rosanero non hanno accusato particolari sbandamenti. La metamorfosi è stata richiesta a volte dalle stesse fasi di gioco per provare a sorprendere l’avversario e in altre circostanze determinata dalle reazioni alle contromosse del Messina. Una sorta di partita a scacchi vinta alla fine da Pergolizzi sul suo collega Ernesto Gabriele.

Il Messina all’inizio ha avuto più padronanza di palleggio – è stata l’analisi di Pergolizzi domenica dopo la partita – sia nel primo quarto d’ora del primo tempo che in alcune fasi della ripresa. Abbiamo avuto maggiore difficoltà quando eravamo sbilanciati in avanti perché abbiamo provato a fare pressing alto, ma quando abbiamo visto che ripartivano in velocità ci siamo messi ad aspettare per sfruttare le occasioni. Sono contento del risultato, ma possiamo fare ancora meglio”.

Per il calcio d’inizio i rosanero sono scesi in campo con il 4-3-3 e anche all’interno della fase di partita disputata con questo sistema di gioco ci sono stati degli accorgimenti, con gli attaccanti esterni Floriano e Felici a scambiarsi di fascia. Dopo mezzora il passaggio al 3-4-3 con Accardi, che ha iniziato la partita da terzino destro, impiegato qualche metro più avanti, e Langella, mezzala a destra dal primo minuto, che si è spostato sulla fascia sinistra.

Prima della fine del primo tempo, nel momento in cui Manuel Peretti ha riportato la sublussazione della spalla destra rimanendo comunque in campo, e con il Palermo già in vantaggio dopo la prima rete di Sforzini, i rosanero si sono chiusi con il 4-5-1 con Felici e Floriano a dare una mano ai tre centrocampisti tornati in formazione iniziale con Martin in cabina di regia e le due mezzali Kraja e Langella.

All’inizio di secondo tempo il passaggio al 4-4-2, lo stesso sistema di gioco adottato dal Messina prima che i giallorossi decidessero di passare alla difesa a tre, perdendo con il passare dei minuti il controllo del campo. Su finire di partita, con il 4-3-2-1, il Palermo ha anche trovato in contropiede la seconda rete che ha chiuso i giochi.

La duttilità della squadra si è vista soprattutto fino alle prime sostituzioni, visto che per i primi tre sistemi di gioco impiegati Pergolizzi ha solamente spostato le sue pedine in campo senza ricorrere a forze fresche dalla panchina. Poi al decimo del secondo tempo, con l’ingresso di Ambro e Silipo al posto di Kraja e Felici, l’allenatore ha continuato a muovere le sue pedine senza dare punti di riferimento al Messina: Silipo, per esempio, ha giocato in tre ruoli. Ha fatto l’esterno destro nel centrocampo a quattro, la seconda punta e poi il trequartista alle spalle di Sforzini sulla stessa linea di Ficarrotta, quest’ultimo subentrato a Floriano.

Anche la sostituzione chiesta da Crivello sul finire di derby è stata assorbita dalla squadra senza scossoni nonostante al posto del terzino sinistro palermitano sia entrato il centrocampista Mauri, con Langella che ha finito la partita nel ruolo di terzino destro e Accardi dirottato sulla fascia sinistra.

A fine partita ho fatto i complimenti a tutti – ha detto Pergolizzi nel post partita – ad Ambro, Silipo e Ficarrotta, ai medici e ai magazzinieri. Questa è una vittoria che vale doppio e pesa tantissimo. Per la verità durante la partita ho sgridato un po’ tutti, Ficarrotta era quello che mi passava più vicino e gli urlavo di tutto, soprattutto di puntare l’avversario. Deve capirlo da solo quanto è forte, non devo essere io a spingerlo ogni volta che ha la palla fra i piedi“.

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